8^ EDIZIONE - DOMENICA 31 LUGLIO 2011
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Quattro passi per Calanna
   
Comune dell’entroterra aspromontano. Arroccato su un dirupo, costituisce un terrazzo marino a 500 m sul livello del mare, sulla cui sommità si erge maestosa la sagoma di un castello che sembra reggersi a fatica.
Domina e accomuna con un colpo d’ occhio, la vallata del Gallico, lo Stretto di Messina e la dirimpettaia Sicilia.
 

Se le origini del nome “Calanna”

non sono chiare…

 

…è sicuro che il sito venne eletto a

dimora da parte dell’uomo sin dal

periodo Neolitico ed oggi si

presenta piena di paradossi,

ma soprattutto sospesa tra…

il suo prestigioso passato…

 

…e il suo presente!!!
Dal punto di vista Paleografico…

 

Si continua ad osservare la costa sabbiosa di Ortì, Terreti, Armo-Sorgonà ed oltre.

Si tratta di spianate Sub-Orizzontali emerse nel Pliocene (alla fine dell’Era Terziaria), per il rapido sollevamento della regione.

L’origine marina di questi luoghi è testimoniata dall’abbondanza di spoglie fossili, ascrivibili al Pliocene.

 

A causa della loro scarsa cementazione hanno subito un’intensa erosione eolica, dando luogo alla formazione di TAFONI…

Sculture alveolari che si formano dove il vento agisce in maniera vorticosa!

 

Testimoni delle origini antichissime di Calanna, sono i reperti archeologici ritrovati nella contrada Ronzo. Sono reperti di un insediamento preellenico, risalenti alla prima età del ferro (IX – VI sec. A.C.)

 

Negli anni 1953/54 fu esplorata da Giuseppe Procopio la necropoli protostorica di Calanna, dove gli abitanti di un villaggio…

…prossimo all’odierno abitato, ma tuttora non identificato, avevano aperto una serie di tombe “a forno” sul fianco della collina.

 

…una sorta di “via dei sepolcri”, uso che sembra attestato anche nella necropoli preellenica di S. Stefano di Gerace.

 

Le sepolture, costituite da profondi pozzetti (89 cm), scavati nel calcare conchiglifero della collina, si distribuiscono originariamente sui due lati di un camminamento scavato nella roccia
Frane e smottamenti del fianco collinare hanno determinato, nel corso dei secoli, la distruzione dei sepolcri situati nella parte bassa del camminamento, mentre nel versante più elevato furono riconosciute una ventina di sepolture.

Queste erano in genere chiuse da un lastrone di pietra di forma approssimativamente triangolare e l’accesso era talora facilitato da qualche gradino intagliato nella roccia.

All’interno si sono riconosciute sia inumazione individuali sia deposizioni multiple sovrapposte, separate da strati di alcune decine di cm fra uno scheletro e l’altro. Spesso il defunto veniva sepolto in posizione “ fetale”, cioè in posizione contratta, con il mento poggiato sulle ginocchia.

Le deposizioni erano accompagnate da offerte funebri, consistenti in vasellame di uso domestico, che si trova al Museo Nazionale di Reggio Calabria.

 

L’esame del corredo funebre consiste in una fibula in bronzo lunga 9 cm; un vasetto ad unità presa, fornito di coperchio, forse destinato ad un’urna ceneraria che presenta una decorazione con motivo a greca; vasellame ad uso domestico; oggetti attinenti alla tessitura come fuseruole o pesi da telaio.

 

Siamo di fronte ad un insediamento della prima età del ferro, che trova numerosi riscontri in Calabria e si iscrive nell’ambito di una serie di villaggi solo parzialmente localizzati, distribuiti nell’aria, dove, nell’VIII secolo A.C., i greci provenienti da Calcide avrebbero fondato Reggio.

A questi villaggi, sostiene Francesco Costabile, è senza dubbio da riferire la notizia degli storici greci, secondo la quale i fondatori di Reggio avrebbero scacciato i Barbaroi che già abitavano il sito.

Fra gli insediamenti di questi Barbaroi, nel territorio che sarà reggino, la Necropoli di Calanna costituisce ancora il solo sito sistematicamente esplorato con scavi archeologici.

Purtroppo, esaurita la fase degli scavi della necropoli, nessun’altra ricerca fu fatta, né per verificare l’effettiva dilatazione dell’area cemeteriale, né per tentare di identifi care il sito del villaggio correlato alla necropoli.

Se dobbiamo limitarci alle notizie che il ritrovamento fornisce, diremo che per un periodo non eccessivamente lungo, un secolo circa, come tradiscono gli strati di sedimentazione fra un livello e l’altro di tombe, la zona fu abitata da un nucleo non molto numeroso di indigeni, perfettamente inserito nelle correnti commerciali delle ceramiche <villanoviane>, ma senza nessun contatto con i mercanti greci e orientali che già cominciavano a ronzare lungo le coste calabresi.

 

Quando, e soprattutto perché, costoro abbandonarono la zona, non lo sappiamo; comunque non sembra ci si trovi di fronte ad uno dei numerosi scontri con i nuovi arrivati, perché la “purezza” dei corredi funerari pone piuttosto in alto rispetto all’VIII secolo, la datazione del complesso.

 

Concluso in tanto mistero questo momento preistorico, la collina biancheggiante su cui oggi sorge Calanna restò per 1800-1900 anni inabitata.

 

Molte domande sorgono, diverse ipotesi vengono avanzate, ma si perdono nel silenzio dei secoli e nella nebbia che ha inghiottito documenti e ricordi.

Per stabilire la seconda data di nascita di Calanna, bisogna attendere il periodo bizantino!
   
 
Mariangela Laface
   
   

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